Innanzitutto ho cercato di metabolizzare quanto successo ieri ad Interlagos prima di scriverci sopra. Farlo a botta calda porta sempre a produrre cattivi pensieri.
Quanto accaduto ieri era nell’aria da un po’di gran premi. Chi dice dalla qualifica di Monza, chi da Singapore e chi come me lo auspicava sin dall’annuncio di Leclerc l’estate dello scorso anno. Mi sono portato avanti? Può essere. Quando metti sotto contratto due campioni (uno già vincente ed affermato e l’altro in rampa di lancio alla prima vera occasione) questo è il risultato.
Comportamento da Campioni
La manovra ha ovviamente un concorso di colpa da parte di entrambi. Se vogliamo proprio dividere la colpa lo possiamo fare dividendola in colpa di movimento da dare a Sebastian che poteva benissimo evitare di spostarsi verso Leclerc dato che aveva già iniziato la manovra di sorpasso. Colpa di posizione da parte di Charles. Leclerc avrebbe potuto tranquillamente spostarsi di poco a sinistra lasciando il corretto spazio a Sebastian per terminare la manovra, non lo ha fatto perché aveva sul campo passato il compagno (in maniera sbalorditiva) ed in quel momento era davanti (prima della manovra).
Questo comportamento ha testimoniato che in Ferrari ci sono due Campioni. Due punte che, come gli altri grandi di questo sport, hanno quell’egoismo utile per marcare il territorio e vincere i titoli. La Ferrari ha bisogno di questo se vuole lottare alla pari con Mercedes il prossimo anno per riuscire a vincere il titolo piloti e costruttori.
Meglio sia successo al termine di questa stagione piuttosto che ad inizio 2020 così si avrà il giusto tempo per metabolizzare il fatto e cercare di far chiarire i due piloti. L’ideale per la Ferrari è quello di iniziare il prossimo campionato con i piloti alla pari e dopo le prime gare stabilire una gerarchia sulla base delle prestazioni.
Troppa libertà non è sempre la ricetta giusta
Binotto sapeva già da tempo che questa situazione si sarebbe potuta verificare, non a caso in un’ intervista aveva chiarito i ruoli interni tra Charles e Sebastian con il tedesco primo pilota spiegando che in Ferrari per vincere serve un primo pilota vincente ed un secondo da scudiero che però porta punti e risultati.
Questa logica permette di vincere, ne sono il perfetto esempio la Mercedes e la Ferrari dell’epoca Schumacher. Il problema è che Leclerc non è un secondo, non accetta di star dietro al compagno e lo ha dimostrato quest’anno diventando a tutti gli effetti il primo pilota almeno a livello di risultati (quelli che in definitiva contano). Sebastian credeva che essendo il primo sulla carta tutto gli fosse dovuto ma non funziona così.
Per evitare problemi hanno dato piena libertà ai piloti, tutto è andato bene fino a Monza, Leclerc vinceva e Sebastian era in crisi, non c’è mai stato un confronto diretto tra i due. A Singapore la gerarchia di inizio anno è stata rispettata. Vettel primo e Leclerc secondo e contrariato per un’ errata strategia. Già qui iniziarono le prime scintille tra i due, risolte in fretta poichè la Ferrari aveva fatto doppietta, che hanno poi portato alla bomba di ieri.
Enzo non avrebbe approvato
Ciò che è successo ieri era contro i principi di Enzo Ferrari. I piloti potevano lottare tra di loro ma non si dovevano auto-eliminare, almeno una Rossa doveva passare per prima sotto la bandiera a scacchi.
Questo è da analizzare, per una lotta interna si è tornati dal Brasile con 0 punti a fronte di un possibile bottino di 37, visto quanto accaduto tra Hamilton e Albon. Con i sé e con i ma non si vincono le guerre figurarsi i gran premi. Bisogna riflettere su questo dato per il futuro, cercare di pensare alle possibili conseguenze di manovre di questo tipo.
Sicuramente un bel “cazziatone” nel de-briefing a Maranello calmerà gli animi. Che possa funzionare da insegnamento per Sebastian e Charles. Innanzitutto correre per la Ferrari deve rappresentare un onore e il posto bisogna meritarselo e loro lo sanno benissimo.
Abu Dhabi è un nuovo capitolo, la corsa al terzo posto è ancora aperta, le possibilità sono molto poche ma nulla è perduto, salire su quell’aereo con la consapevolezza di rappresentare il team più vincente di sempre e dare il massimo per la causa.
Al 2020 ci si pensa dal 4 dicembre dopo i test di Abu Dhabi.

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