Tutti gli appassionati hanno bene in mente il week-end del GP di San Marino 1994. Il fine settimana nero della Formula 1. L’incidente di Barrichello al venerdì, la morte di Ratzenberger al sabato in qualifica e la domenica l’incidente fatale per Ayrton Senna.
Quando ripenso a questo fine settimana mi affligge continuamente un dubbio che non avrà mai risposta: Come avrebbe reagito il Circus se la gara non si fosse mai disputata?
Il perché di questa domanda è chiaro, la Formula 1 non si è voluta fermare davanti alla morte di un suo pilota, seppur da retrovie, Roland era tra i migliori al mondo in quel momento. La sua carriera contava un palmares rispettoso (vincitore di varie competizioni giovanili in Germania, vice campione e campione della F.Ford inglese, successivamente partecipa al campionato britannico di F3 dove ottiene buoni piazzamenti) ma non tale da attirare l’attenzione delle grandi scuderie.
Da qui la scelta di partecipare al campionato mondiale F1 da pilota pagante. Proveniva da una famiglia benestante, di conseguenza non ci furono problemi a pagare la somma necessaria per partecipare al campionato con la neonata scuderia Simtek dotata del motore Ford.
Alla prima gara in Brasile non riuscì a qualificarsi non potendo prendere parte alla gara. Gareggiò nel Gp del Pacifico sul circuito giapponese di Aida giungendo ultimo al traguardo in 11esima posizione. Risultati modesti, quelli che poteva garantire una vettura non certamente di prima fascia.
Nel fine settimana imolese disputò le libere, condizionate dal grave incidente occorso a Barrichello. Il sabato tornò in pista per migliorare il proprio tempo di qualifica, nel rettilineo successivo al Tamburello si ruppe l’ala anteriore e e la vettura, senza carico aerodinamico andò ad impattare violentemente contro le barriere alla curva Villeneuve.
Le immagini ce le ricordiamo tutti, in particolare quella in cui Ayrton Senna assiste dall’interno del suo box all’incidente e capendo la situazione accorre da Sid Watkins, medico della Formula 1, dopo l’accaduto per approfondire il tema della sicurezza.
La gara non era da disputare secondo me, ma gli interessi della F1 erano e sono tuttora superiori anche alle tragedie. Se non si fosse disputata, Roland sarebbe finito nel dimenticatoio come è avvenuto a tanti suoi colleghi non adornati dalla fama che come lui amavano gareggiare in pista, disputando lo sport che amavano, cercando di realizzare i propri sogni ed obiettivi.
Chi ama questo sport si ricorderà per sempre di te. Ciao Roland.

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