Ho appena scoperto della scomparsa del Trinche, Thomas Carlovich all’età di 74 anni.
Seguo il calcio anche se non in maniera costante. Non mi perdo uno speciale di Federico Buffa che reputo il più grande storyteller sportivo in Italia.
Ricordo bene quell’episodio dedicato a Rosario, la città del calcio argentino, la patria di Carlovich.
Maradona parlandogli all’orecchio quando si sono incontrati il 10 febbraio di quest’anno gli ha sussurrato : “eri migliore di me”.
Il Trinche non sapendo cosa rispondere gli ha ricordato come sia stato la cosa più bella che avesse mai visto in tutta la sua vita terminando l’incontro con una frase che adesso suona come emblematica: “ora me ne posso andare con calma”.
Sul Trinche si sono create leggende uniche, non ci sono immagini delle sue giocate con la 5 sulla schiena. Una di quelle riguarda la sfida all’Albiceleste con una squadra della città di Rosario dove ha dominato e l’allenatore della nazionale argentina chiese di toglierlo dal campo.
Un’altra riguarda la convocazione per un provino con la nazionale datato 1978 alla quale non partecipò e a chi gli chiese come mai non prese parte rispose : “dovevo andare a pescare”.
Ci ha lasciato a causa delle ferite riportate da un trauma alla testa a seguito di una rapina subita mentre era a poche centinaia di metri da casa, quella casa dove è cresciuto e dal quale non se n’è voluto mai andare.
“Esta noche juega El Trinche”

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