Torno su queste pagine dopo oltre un anno e mezzo di assenza, l’ispirazione ammetto era venuta a mancare, mancava quel “fuoco” che ho dentro per la scrittura dei miei amati mezzi a motore. Fuoco che aveva, ed ardeva, nel cuore e nell’animo un ragazzo che ha fatto delle corse in moto la sua passione e grazie all’impegno ed al sacrificio era pure riuscito a trasformarla in lavoro.
La mia conoscenza con questo ragazzo, seppur mai purtroppo di persona, inizia diversi anni fa, al suo debutto tra i professionisti, in quelle che vengono definite “derivate di serie” correva a Monza, praticamente casa sua dato che lui era originario di Milano, con una moto tutta bianca e fece una Pole stratosferica.
Da quel momento passarono diversi anni per poi casualmente incontrarlo nuovamente dietro uno schermo impegnato a narrare con sapiente maestria, la maestria di chi la pista la vive e la respira, le proprie gare e anche, da pochi anni in qualità di commentatore-analista-opinionista, usate la definizione che volete, delle gare di MotoGP.
Un appuntamento fisso quest’ultimo, dopo ogni weekend di gara, perché come raccontava lui quanto succedeva in pista, non era in grado di farlo nessuno. Ebbene questo appuntamento non avrà un nuovo capitolo perché come avete capito quel ragazzo ci ha lasciati troppo presto. Si dice che Dio porti a sé le anime che lui reputa troppo per questo mondo e probabilmente Luca era davvero troppo per questo mondo dove regnano l’egoismo e la voglia di sopraffare gli altri.
Luca, lo scrivo come se ti conoscessi da una vita, spero da lassù me lo possa concedere, era l’opposto di queste caratteristiche, correva si per vincere una volta indossato il casco ma fuori dalla pista era un ragazzo gentilissimo e disponibile con tutti. Un ragazzo che avrebbe potuto anche non far nulla, proviene da una lauta famiglia, ed invece aveva scelto di arrivare con la forza dei propri mezzi (da intendersi personali) e del proprio talento.
Ci stava arrivando eh, come sempre da leader, anche in quelle gare dure ed impegnative, le corse su strada. Come a Monza, in quell’ormai lontano 2013, aveva saputo mettere la propria Ducati davanti a tutti.
Ieri appena appresa la notizia, mi sono bloccato non ci volevo credere. Mi era sembrato di rivivere la morte di Kobe Bryant, quella sensazione di vuoto che ti può causare solo la perdita una persona a te cara. In effetti ho rivissuto quel turbinio e scuotimento, dettato anche dal fatto che ero tornato a vedere un suo video dopo mesi, esattamente la sera prima.
Mi mancherà vedere come riuscivi a trasmettere la tua passione per le moto anche a chi come me, sulle moto non ci è mai salito, la tua estrema competenza e professionalità ma soprattutto vederti primo davanti alla bandiera a scacchi.
Questa notte, mentre riflettevo se scrivere questo articolo, mi è scesa una lacrima, raramente mi emoziono sino a questo punto. Quella lacrima eri tu da lassù che mi spingevi a tornare a scrivere su questo mio angolo personale. Ti ringrazio, anche di questo, Sir.
Ora mi raccomando, anche lassù insegna agli angeli a Tarellare…
Immagine copertina: mowmag.com

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